PLASTICHE

chirurgia donna

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Lo confesso, ho una certa diffidenza verso l’uso e l’abuso della chirurgia plastica estetica. La considero ancora una frivolità pericolosa.

Ma le cose cambiano e le idee preconcette si smontano. E soprattutto non c’è niente come il tempo per modificare il pensiero, per far maturare anche i presuntuosi come me e vincerne i preconcetti, dei quali un po’ mi vergogno. Ma dire che ho del tutto cambiato idea non è esatto. Diciamo che le mie idee si sono ammorbidite, che ho cominciato a rendermi conto che anche la chirurgia plastica estetica è una grande risorsa ed una conquista della medicina e della scienza.

E vi confesso ancora che parecchi anni fa, quando ero vicina ai settanta, cercai un chirurgo plastico per ridurmi il seno, che con il passare degli anni si era andato trasformando da accessorio funzionale ed estetico, in oggetto inopportuno, ovvero un peso ed un volume da caricarmi sempre addosso. Ma il medico che cercai era abituato ad operare donne che si portavano davanti non un seno, ma un baldacchino, e quindi mi liquidò dicendomi che quello che avrebbe potuto ridurre del mio seno non giustificava un’operazione pesante per una donna della mia età. E così continuo ad andare in giro con queste due zucche asimmetriche e voluminose, che anche dal punto di vista estetico non mi giovano in nessun modo e del cui peso mi libererei con molto piacere.

Vent’anni fa, andai con mio marito da un chirurgo plastico per risolvere i problemi conseguenti alla sua passione per il sole ai cui raggi poco carezzevoli si era sempre esposto come una lucertola. All’improvviso il medico mi guardò e mi disse: E lei, quando si opera alla palpebre? Rimasi quasi scandalizzata! Mi sembrava assurdo che un medico rivolgesse la sua attenzione a me, mentre io ero lì per mio marito…

Ebbene, questa settimana sono tornata da quello stesso medico, con la coda tra le gambe, perché ho dovuto riconoscere che l’abbassamento delle palpebre ha considerevolmente ridotto il mio campo visivo. Tuttavia mi sono decisa a tale passo solo dopo aver visto mio nipote, adolescente, che ha chiesto ai genitori di farlo operare per correggere un piccolo difetto del quale non mi ero mai accorta, ma che a lui dava molto fastidio. E quando gli ho parlato della mia reticenza ad affrontare una chirurgia estetica, lui mi ha detto: nonna, ma se puoi risolvere un problema, perché non lo risolvi?

C’era dentro di me una resistenza di principio, e so che non mi fa onore. Si riporta a quei preconcetti che mi inducevano a non considerare benevolmente le persone che si sottopongono a pratiche estetiche – che a volte possono anche rivelarsi disastrose.

Ho sempre ammirato chi sa invecchiare con dignità, e mi inserisco in questo gruppo con orgoglio e presunzione. Questi principi non mi hanno impedito di ricorrere alla chirurgia riparatrice ogni volta che ce n’è stato bisogno. E se proprio vogliamo dirla tutta, io di operazioni ne ho fatte tante e tutte in età avanzata: una volta è la cistifellea, una volta il femore, una volta l’artrosi alla mano, insomma, quando è necessario le operazioni le affronto senza indugio e senza paura. Ma allora perché resistere tanto alla chirurgia plastica, tanto più che non si tratta di estetica, ma di funzionalità? E se pure se ne giovasse l’estetica che male ci sarebbe?

Insomma, vi rendete conto che io ho quasi 83 anni e non la finisco di imparare, ma quel che è più importante, di modificare le mie idee preconcette? Menomale!

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