LA VITA VIRTUALE

libri virtuali internet

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Non ricordo che giorno della settimana appena passata (scusatemi, faccio un po’ fatica a distinguere i giorni nella memoria) ho assistito nello stesso giorno al lancio di due libri di autori diversi. Mi direte, cosa c’è di straordinario. Beh, tanto per cominciare, se fossero stati presenziali, in luoghi distanti, difficilmente avrei potuto partecipare a tutti e due gli eventi, per la difficoltà di spostarsi nel traffico cittadino. Ed essendo da tempo amica di uno degli autori ed ammiratrice dell’altro, ci ho sempre tenuto ad essere presente, fisicamente presente, ad ognuno dei loro lanci. Ma erano due eventi virtuali. Che significa? Che ho potuto “rendere omaggio” a tutti e due gli autori (bè si fa per dire.…) stando seduta davanti al mio computer, nell’intimità silenziosa della mia casa, senza agglomerazione, senza rischio di contagio. Bello, vero? Certo.

Cosa sarebbe della nostra vita se non avessimo questa risorsa immensa che è internet, che ci permette di coltivare l’illusione di stare a contatto con il resto del mondo? Illusione? Ma è poi tanto un’illusione? Pensate a quante persone noi riusciamo a contattare ogni giorno grazie a questo isolamento pandemico. Sembra un paradosso, ma è un isolamento pieno di gente, solo fisico e geografico, perché in verità oggi siamo in contatto con moltissime persone che non ci veniva in mente, né avevamo il tempo di contattare quando “eravamo liberi”. Poco più di cento anni fa ce n’è stata un’altra di pandemia e non riesco ad immaginare cos’era la vita dei miei avi che hanno dovuto affrontarla e superarla, o soccombervi, allora, senza nulla di quello che oggi ci permette di continuare le nostre attività, le nostre relazioni, di guadagnarci uno stipendio, di mantenerci occupati tutto il giorno e tutti i giorni, e di surrogare i nostri affetti e perfino i nostri interessi in incontri virtuali.

Certo, non si può ignorare l’immensa quantità di gente la cui attività non si può svolgere telematicamente e che quindi ha problemi concreti e gravi per mangiare, anche solo per mangiare. Ma quante di queste persone si sono reinventate, hanno saputo trovare risorse di cui non sospettavano di esser capaci. E tutti gli altri? Troppo difficile risolvere tutte queste equazioni e devo riconoscere che il problema, che pur mi attinge e mi affligge, sfugge alla mia capacità di raziocinio. Ed è anche per questo, ve lo confesso, che non riesco a digerirla questa parola: “virtuale”. Non riesco a vederla la “virtù” della situazione. Ma credo che questa cronaca stia prendendo una brutta piega. Meglio parlare dei due libri lanciati sul mercato editoriale questa settimana.

Come vi dicevo, sono amica di uno degli autori ed ammiratrice dell’altro. Entrambi poeti, ma di estrazione, mondi e cultura quanto di più distante si possa immaginare. Eppure, concretamente, l’oggetto lanciato è lo stesso: un libro. Se vi dico il nome dei due autori, chi li conosce capisce cosa voglio dire.

Uno è Paulo Henriques Britto, grande poeta “chirurgico”, come è stato giustamente definito, traduttore consacrato e famoso, professore universitario, letterato, l’intellettuale perfetto.

L’altro, mio caro amico, è Manoel Herculano, “maranhense” trapiantato nella grande città, autodidatta, ironico e profondo osservatore di vizi e virtù, spontaneo e naïf. Eppure entrambi trattano di poesia, sebbene in questo caso Paulo Henriques Britto abbia lanciato una raccolta di racconti in prosa, non in poesia.

Da un punto di vista critico e letterario è un po’ azzardato unire nella stessa cronaca due autori tanto diversi, ma per me rimane il fatto concreto che fra poco avrò tra le mani altri due oggetti palpabili che mi daranno piacere e che mi aiuteranno a digerire questa storia della vita virtuale che non riesco a benedire nonostante tutto.

Che me ne farò di tutti gli abbracci che con immenso sforzo imprigiono nelle mie braccia? Quando arriverà il momento riuscirò a darli tutti? Non me ne rimarrà qualcuno impigliato nel ricordo e sovrapposto ad altri, consumato nel desiderio struggente di esistere come tale, concreto, fatto di braccia, di calore, di corpi, non virtuale?

So di doverlo ringraziare ad ogni istante questo mondo parallelo e virtuale senza virtù, ma cosa posso farci, non riesco proprio a trovarlo meraviglioso… preferisco l’altro!

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