E agora, José? (Ed ora, José?)

pastiera pascua

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Martedì scorso Leo Aversa, nella sua cronaca settimanale, si faceva tante domande sulla sua età e comunicava ai lettori le sue riflessioni e le sue curiosità su quello che ancora lo aspetta. Leo compiva quel giorno cinquant’anni e rifletteva su quanto dei suoi sogni di ventenne fosse riuscito o no a realizzare. Mio caro Leo, io di anni ne ho 82, quasi 83, e forse ti posso dare qualche risposta, ma posso senz’altro ribattere alcune tue affermazioni: “Il tempo passa rapidamente e porta tutto via”.

Che passi rapidamente io lo contesto; ti garantisco, mio caro Leo, che il tempo per me ha impiegato esattamente 82 anni ed otto mesi per portarmi dove sono in questo momento, e non sono passati in fretta. Che porti tutto via, si, è vero, lo dice anche una canzone: “tutto passa, tutto se ne va” che ti piaccia o no. Ma non se ne va mai senza lasciare il segno del suo passaggio ed in ogni caso ti lascia le pietre che poco a poco formano il pavimento sul quale cammini: sono quelle che danno fermezza al tuo passo adulto. Tu parli degli incroci in cui, da giovani, bisogna scegliere fra varie direzioni. Ma sai che io non me ne sono mai accorta? Per me la vita è stata sempre così impellente, così autoritaria, che mi sembra di non aver mai avuto nulla da scegliere, apppena andare avanti a compiere doveri, sempre doveri, sempre e solo doveri da compiere.

Non vedo proprio come possa rimproverarmi di aver scelto male qualcosa: la vita imponeva ed io eseguivo. Quel verso famoso di Drummond che tu citi E agora, José? mi è sempre piaciuto molto e ti confesso che tante volte me lo son trovato a rimbombare nel cervello di fronte a situazioni mai piacevoli. In momenti difficili, certo, e tutto quello che ho potuto fare, sempre, è stato affrontare la situazione, rimboccarmi le maniche ed andare avanti, sempre avanti, senza perdere tempo a piangermi addosso. Infine, Leo, tu ti chiedi se è vero quel che si dice in giro che ad una certa età la vita migliora.

Ebbene si, è proprio così, non è fake news: più si procede negli anni e più la vita migliora ed io, senza ombra di dubbio, sto vivendo ora la parte migliore della mia vita, a dispetto degli acciacchi, dei segni vistosi del tempo passato dentro e sopra di me, dei guasti che ha prodotto nella mia figura, ma dentro, Leo, dentro di me cè pienezza, cè compiacimento, la soddisfazione del dovere compiuto e la consapevolezza di meritare la pace conquistata.

Si, mio caro Leo Aversa, che leggo con piacere ogni settimana, abbi fiducia, e cura la tua salute per arrivare e superare la mia età e constatare che non ce nulla che valga la pena rimpiangere perché la vita è bella e preziosa sempre e nonostante. Va bene, miei cari lettori (miei, di my, non di Leo Aversa), sto parlando d’altro perché sono riluttante ad affrontare l’argomento vero di questa croncaca: Pasqua e la pastiera… Vi ricordate l’anno scorso? Eravamo all’inizio della pandemia, speravamo, eravamo sicuri che sarebbe passata in poche settimane, impressionatissimi del Papa da solo a recitare la Messa in una piazza San Pietro deserta (come se l’è cavata quest’anno?). Ve ne ricordate? Io, eroica, per celebrare la Pasqua comunque e nonostante, feci cinque pastiere da distribuire in famiglia, vi ricordate? Vi parlai di Napoli, di questo dolce pasqualino, di profumo di fior darancio, di famiglia, di tradizioni, ve ne ricordate?

Ebbene, ora mi conoscete un pò meglio, ora lo sapete anche voi che pandemia o non pandemia, solitudine o non, io una festa così non lavrei fatta passare in bianco, ed anche questanno, con un anno in più sul mio groppone, ancora più irrimediabilmente sola in casa (ma solo in casa, perché sola non mi sento mai), mi sono programmata per confezionare, una tappa al giorno e nel giro di quattro giorni per non stancarmi troppo, cinque pastiere, una per ogni nucleo familiare. Le potete ammirare anche voi, prima crude e poi cotte.

Ebbene, proprio al momento di scattare la prima foto, sbadatamente, ho ficcato un dito nel ripieno; mentre andavo al lavello per lavarmi il ditto, ho leccato il ripieno…. SALATA!!! Inorridita, ho provato la crema di tutte e cinque le pastiere: SALATISSIME TUTTE!!! Ma cosa è successo??? Ho rifatto il percorso mentale di tutte le tappe della lavorazione e sono venuta a scoprire il mistero: al posto dove conserve lo zucchero, la colf ha conservato un sacchetto di sale. Il resto si spiega con il fatto che non uso gli occhiali mentre cucino e non ho notato la scritta piccolissima e tinta su tinta che diceva “sale”, mentre “raffinato” era in lettere cubitali (ma anche lo zucchero è raffinato)…

Mi sono seduta un istante per respirare… E agora, José? Ed ora, José?

Ora? Ora José ha preso le cinque pastiere e le ha infornate. Quando sono uscite dal forno, belle, dorate e profumate, i cristalli di sale brillavano addirittura sulla superficie delle pastiere, e quando è venuta la colf, per castigo le ho ingiunto di portarle via lei perché non volevo che nel palazzo si pensasse che sono impazzita: “La dona Myriam butta nella spazzatura cinque torte bellissime!!”.

Ma lo sapete che anche in questo caso sono riuscita a trovare il mio salvifico “Menomale”?

Menomale che me ne sono accorta in tempo per avvisare i figli di provvedere al dessert…

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