EPPURE LA VITA CONTINUA

mare

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Ci sono momenti in cui sembra un insulto, eppure continua. Nonostante il dolore. Nonostante la bolla di incertezza e di paura in cui siamo rintanati ma non protetti. Nonostante questo mostro che minaccia tutti, anche chi lo ignora, anche chi non gli crede. E la vita continua con tutte le sue esigenze.

La burocrazia incalza impazzita. Sono trentotto settimane che viviamo sotto l’incubo di una minaccia invisibile eppure concreta. Se fosse una gestazione sarebbe già nato, un bel bambino.

E invece stiamo covando un mostro beffardo e privo di discernimento. Ad alcuni li prende in giro, li fa starnutire e tossire, ma poi li lascia in pace, ad altri gli toglie il gusto e l’olfatto e glielo restituisce se vuole e quando vuole, ad altri gli toglie il respiro, ad altri le forze, ad altri la vita. A molti il lavoro. A tutti la libertà. E sta diventando sempre più difficile mantenere le distanze, rinunciare alle cose più banali o più importanti. Non lo vedi, ma ti senti addosso il suo ruggito. Eppure ti vergogni di aver paura. Un altro momento ti vergogni di aver vergogna. E intanto la vita continua impudica.

Così, con le necessità indomabili del quotidiano, perché puoi non aver fame, ma devi mangiare. E sete, la sete ce l’hai sempre. E devi bere. E hai bisogno di luce, quindi devi pagare la bolletta. E per lavarti hai bisogno dell’acqua, magari calda, quindi un’altra bolletta da pagare. E se non paghi il condominio ti tolgono la casa, ma tu devi pur abitare da qualche parte. E puoi avere altri problemi che ti fanno ricorrere al medico, e ci devi andare. E c’è chi dipende da te, e devi pur provvedere a queste persone. È così che la vita continua. Che tu abbia o no lutti personali, che tu faccia tuo o no il lutto del tuo amico, la vita continua, per te e per lui, con questo mostro col quale alla fine dovrai imparare a convivere finché vita c’è. E devi anche decidere che cosa te ne farai di questo Natale pandemico e anomalo che tu non riconosci.

Ci sono momenti in cui ti sembra un insulto. Altri in cui l’insulto ti viene da chi ignora ogni restrizione e si agglomera, senza prudenza, senza pudore, senza rispetto. Ed in fondo li capisci, perché siamo animali sociali, non riusciamo ad isolarci a lungo se non siamo affetti da misoginia patogena.

Anche tu senti il bisogno di sole, di sale, di vita, di movimento, di musica e di abbracci, eppure, anche se la vita continua, pensi che in momenti come questi la cosa più saggia da fare è chiudere il libro, sospendere tutto quel che si può. Tirare i remi in barca ed affidarsi alla corrente.

Se non mi sentirete le settimane prossime e se volete, cercatemi lungo il fiume o in alto mare: non ho idea di dove mi porterà la corrente, ma quando aprirò gli occhi su un bell’orizzonte di luce, ritornerò e vi racconterò tutto, ve lo prometto.

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