CI SONO ARGOMENTI CHE…

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Ci sono argomenti che scatenano una sarabanda di reazioni, alcune entusiaste, altre indignate, altre… insomma, reazioni. La cosa mi sembra eccellente. Niente di meglio per chiarirmi le idee.

La mia cronaca della settimana scorsa offriva il fianco a varie critiche, e con mia grande sorpresa e soddisfazione, ci sono state reazioni per ciascuno dei punti critici, e vi chiedo scusa per la mia esplicita mancanza di umiltà, ma tante reazioni mi hanno davvero inorgoglita. Volete che ve ne racconti qualcuna?

Cominciamo con la mia amica M. che, avendo letto il romanzo citato, mi rimprovera di non aver parlato della peste che fa da sfondo alla vicenda de “I promessi sposi”. Non l’ho fatto di proposito, perché di peste ci basta e ci avanza quella che ci è toccata…

Poi c’è mio figlio, che mi ha onorata con questa frase: “Una Capasso pascolando disinvolta nel suo campo”. Perché mi ha onorata? Non mi sono mai laureata in legge, ma sono cresciuta in un ambiente di giuristi (nonno, zii, cugini, fratello, nipoti, marito avvocati, giudici ed altro) ed ho guadagnato i miei primi soldini a 14 anni, quando mio zio mi dava da battere a macchina i formulari per il “protesto cambiario” (se proprio insistete, in un’altra cronaca vi spiegherò cos’era il protesto cambiario nella preistoria della mia adolescenza…rsrsrsrrs).

Poi, per quelle strane coincidenze del destino, quando ho cominciato ad insegnare e tradurre, la maggior parte dei miei alunni e dei testi che ho tradotto finoggi, sono nel campo del diritto, e come se non bastasse, perfino il figlio di mio figlio, mio nipote primogenito, è avvocato… Si, mio figlio ha ragione: è proprio un campo dove mi sento a mio agio…

Insieme a quello di mio figlio, il commento di mia nuora, che ritiene che le classi più povere ancora non abbiano accesso alla giustizia. È vero, ma dal mio punto di vista è solo una questione di tempo e di volontà. Sono proprio le classi più povere che devono imparare a votare per chi davvero difenderà i loro diritti, a cominciare dall’educazione.

Poi una mia nipote dall’Italia mi dice che uno dei proverbi citati come brasiliano si usa anche in Italia, mentre non conosceva l’altro… ha ragione: in verità il primo dei due proverbi, quello della lanterna, l’ho tradotto dal napoletano, lingua che lei, nata a Napoli e subito trapiantata altrove, non ha avuto il privilegio di frequentare…

Un’altra nipote, giudice, mi annuncia addolorata che il presidente della Turchia ha abbandonato la convenzione stipulata ad Istanbul 20 anni fa per prevenire e combattere la violenza sulle donne, portando il paese indietro di mezzo secolo… c’è proprio bisogno di dirlo che non è solo la Turchia che, ahimè, con i governi recenti, ha fatto qualche passo indietro in questione di diritti acquisiti, principalmente nel campo del lavoro? Poi questa stessa nipote mi dice che usava proprio questa pagina del Manzoni per correggere le inflessioni regionali della sua pronuncia, recitandolo ad alta voce in un registratore… Manzoni multiuso!

Il commento più coinvolgente è quello di MJ che mi dice di aver appunto letto Machado de Assis a scuola e di averlo trovato insipido e noioso, mentre poi quando, già trentenne, ha ricevuto in regalo da suo fratello l’opera completa di questo autore, ha letto veramente tutto, si può dire per la prima volta, e ne è innamorata finoggi. È il suo autore preferito, e lo considera più denso, più sottile, più ricco di nuance e di significati.

Come ciliegina sulla torta, mio genero, che mi ha fatto la critica più saporita per il mio gusto personale. Professore di letteratura alla scuola media, mi dice con cognizione di causa di non sottovalutare né l’intelligenza né la capacità di apprezzare la letteratura da parte degli adolescenti. Inoltre dice che questa storia che non valga la pena dare da leggere ad adolescenti distratti questo tipo di opere è una discussione antica, sterile e mai risolta, ma che lui ha validi argomenti per rintuzzare, e ve ne cito alcuni: dice che una cosa è non capire il testo e altra è non essere interessati all’argomento. Un altro aspetto della questione è che se su una classe di 30 alunni solo un terzo si interessa a tale lettura, è già un risultato che da solo giustifica continuare a proporla. Ma l’argomento che per me è stato il più convincente è che il 90 per cento di quegli alunni non avranno mai più nella loro vita l’opportunità di conoscere questi autori classici. E questo mi è sembrato proprio l’argomento capace di chiudere qualunque discussione.

E voi, cosa ne pensate?

2 Comments

  1. Myriam de Filippis

    Sono felice: è arrivato subito un commento alla mia cronaca di oggi che non ha bisogno di…commenti. È di mio genero, João Quental. Leggetela!

    “Molto bene. Io aggiungerei ai miei “argomenti” (per la verità sono più impressioni sorte nel corso di tutti questi anni) il fatto che non lavoriamo SOLO su Machado de Assis. La lista di libri è varia, multiculturale e, anno per anno, sempre più preoccupata con la diversità e le questioni critiche attuali. Quindi non è come se nella scuola ci fosse solo la lettura dei tali “classici mattoni”.

    Inoltre ci sono maniere di leggere questi libri che non sono esattamente come versare l’autore sulla testa dell’alunno e lasciare che si arrangi. È una lettura guidata, esplicativa, critica.

    Non piace a tutti? Certo. Ma non è questo il problema. Il problema è, sempre, dar loro l’opportunità di avere contatto con la buona letteratura, come My ha puntualizzato alla fine del suo testo.

    Insomma voglio chiarire che non trovo che la discussione sia “sterile”. Il problema è che le persone credono che oggi l’insegnamento della letteratura segua gli stessi schemi di 30, 40 anni fa. La cosa è cambiata molto, ci sono stati avanzi importanti, il più importante di tutti è esattamente aver capito che i classici non possono essere semplicemente imposti, ma esigono orientamento affinché la loro lettura non sia inutile e non produca l’effetto contrario da parte del lettore, cioè il suo allontanamento.”

  2. Myriam de Filippis

    Miei cari lettori vi chiedo scusa, ma mi è giunto un altro commento che non posso non pubblicare…

    “Oi, Myriam!!!

    Mi è molto piaciuta la tua cronaca della cronaca.

    E volevo proprio dire che la settimana scorsa sono arrivata alla fine della lettura un po’ confusa per la quantità di argomenti accennati, e vedo che ciascuno ha prelevato il suo.

    Quindi ora mi trattengo solo su quello dell’insegnamento dei classici. Non ricordo nessun racconto o romanzo che abbia letto da bambina. Ma ricordo che Guimarães Rosa mi faceva paura ed ora invece mi appassiona. Ho cominciato ad amare Machado de Assis solo verso i quarant’anni, ed ho usato “Il caso del bastone” per alcuni anni, per aprire la serie di lezioni nelle quali discutevo l’inclusione sociale (tipo: non esiste inclusione gratuita… Si sceglie, si decide di portarla o no nella propria vita). Ma sai cosa penso? Mancano buoni professori di portoghese, di storia, di geografia, e questo è il dilemma. Possiamo avere tanti ingegneri mediocri che lavorano per 40, 50 anni, ripetendo sempre le stesse cose senza causare grandi danni. Ma un professore di letteratura o di storia o di geografia mediocre provoca danni che solo il caso delle strade della vita può mitigare. So che João è un professore amato dai suoi alunni. Grande possibilità che ci siano in giro dei giovani ex suoi alunni, amanti dei classici.”

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