SENZA CONTARE

È incredibile: basta rendere pubblico un problema personale per scoprire quanta altra gente ha lo stesso problema! Nel caso, le complicazioni che riguardano il proprio nome.

In genere ogni settimana ci sono persone gentili e generose che danno riscontro alle mie cronache, ma questa settimana non mi aspettavo che tante si sarebbero presentate con lo stesso problema legato al proprio nome, e c’è chi mi prega addirittura di riprendere l’argomento per raccontare la storia del suo nome…

Ed eccovi la sua storia: siamo sempre in Italia, in Sicilia, che quanto a tradizioni è ancora più radicale di Napoli. Come se non bastasse, ci sono dei nomi in Sicilia che sembrano quasi un insulto; uno di questi è Calogero. E passi per Calogero al maschile, ma nella versione femminile è veramente indigeribile.

Veder nascere una bimba ed appiopparle subito un Calogera è come dirle “peggio per te che sei nata, adesso fatti carico di questo marchio”… Ma quanto più indigeribile è il nome, tanto più si fregia di un diminutivo fantasioso che ne addolcisce l’esistenza; nel caso specifico, il Calogera viene registrato solo all’anagrafe, ma poi nella vita quella persona sarà sempre Lilla o qualcosa di simile.

E così i genitori della mia amica, che quando hanno avuto questa bimba sarebbero stati obbligati a scegliere fra Giuseppa, nome della nonna paterna, e Calogera, nome della nonna materna… trovando indigeribili tutti e due i nomi imposti dalla tradizione, di comune accordo ed in sordina, hanno deciso di battezzarla con il nome di Liliana per la sua assonanza con quel Lilla che rimonta “naturalmente” a Calogera, e di modificarne addiruttura la grafia in Lilliana, con due “l”, per legittimarlo ancora di più.

Ma se il nome scelto non si trova tra quelli dei santi consacrati, il prete al momento del battesimo lo può sostituire con quel che gli sembra più conveniente. Ed è stato esattamente il caso della mia amica, che già adulta ha scoperto per caso che in realtà si chiama Lilliana Maria Giuseppina… Per lo meno il Calogera se l’è scansato!

E non parliamo delle Dolores che continuano a nascere nella penisola Iberica e dintorni: cosa si deve aspettare dalla vita una persona che dal momento in cui nasce viene associata al dolore?

Un’altra mia amica, Leila, di origine siriana, mi ha raccontato che il suo nome si ripete da madre a figlia da tante generazioni quante riesce a contarne, ed anche se lei personalmente ha interrotto un pochino la sfilza di Leila della famiglia, incredibilmente proprio sua figlia l’ha ripresa chiamando Leila la sua nipotina.

Nel caso degli uomini la cosa è ancora più complessa perché ogni figlio di un siriano non porta solo il cognome del padre, ma il nome ed il cognome, anche quando i figli maschi sono più di uno, così che quel primo nome finisce, una generazione dietro l’altra, con il diventare un cognome doppio, e non vi dico quel che succcede quando si va in un paese straniero…

Ma il caso più divertente è quello di un’altra mia amica, e questa è brasiliana, quindi ignara del peso delle tradizioni che caratterizzano i paesi del bacino mediterraneo. Questa, avendo avuto al battesimo ben tre nomi diversi, e volendo usarli tutti, ha pensato bene di sposarsi tre volte, ogni volta con un uomo e un nome diverso…

Mi sembra giusto!

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