PARLIAMO D’ALTRO

Certamente è capitato a tutti voi, e se non vi è ancora capitato, preparatevi, perché il pericolo è reale. Cosa? Che all’improvviso il cellulare vi muoia tra le mani. Morto, ma veramente morto, senza dare più segno di vita. La sensazione è devastante.

Non me l’aspettavo, mi sono sentita perduta, abbandonata, SOLA!!! Per la prima volta da quando è cominciata la pandemonia, ho capito cos’è la solitudine.

Non potevo immaginare che quest’oggetto che io a volte disprezzo, percepisco come nemico, ostile, invadente, ebbene, nel momento in cui mi ha abbandonato di sua iniziativa mi sono resa conto di quanto posto ha saputo guadagnarsi nella mia vita.

Erano le otto di domenica sera. Non sono entrata in panico solo perché la mia mente è di un pragamatismo quasi patologico. Ma come passare la notte senza quest’oggetto sul comodino che mi garantisce che all’occorrenza qualcuno mi soccorrerà? (ed è già accaduto!) C’è il telefono fisso, certo, ma chi se li ricorda più i numeri di telefono importanti?

Eh già, perché uno dei problemi collegati ai telefonini è che di memoria ne hanno tanta loro, ma perché l’hanno fagocitata da noi, senza lasciarcene nemmeno un byte… ricordate quando sapevamo a memoria il numero di telefono di tutti i membri della famiglia e degli amici? Quanti di voi oggi ricordano il proprio numero, non dico quello degli altri?…

Al momento mi sono impedita di pensare a tutte le altre informazioni immagazzinate nella memoria del morto e quindi non più recuperabili: il panico non aiuta in nessun caso, meno ancora quando si è soli e senza risorse…

Per propensione naturale, quando mi trovo in una situazione difficile, la prima cosa che faccio è cercare il “menomale che”, e ce n’è sempre qualcuno.

Così è cominciata la mia sfilza dei “menomale”: menomale che ho uno schemino plastificato e sempre disponibile con tutti i numeri che contano. Dei figli mi sono preoccupata fino ad un certo punto: so bene che se non mi faccio viva in qualche modo per alcune ore, se la sbrigano fra di loro per contattarmi; infatti circa tre ore dopo la morte dell’apparecchio mi ha chiamato al telefono fisso uno di loro per assicurasi che non fossi morta io.

E qui mi si conferma anche l’opportunità di non cancellare l’abbonamento al noioso telefono fisso che, a parte una unica amica che non mi chiama mai al cellulare, chi chiama a questo telefono, è solo per chiedere soldi, o per parlare con Francesco, mio marito, che ormai da quindici anni se n’è andato nei Piani Superiori. Ed è sempre per chiedere soldi, anche a lui!

Al mattino dopo, un altro menomale per le mie abitudini “antiche”, di annotare i dati di ogni alunno non soltanto nella memoria del cellulare, ma anche in un apposito quaderno, di carta vera, cartacea e concreta. Così, recuperato il telefono e l’indirizzo elettronico di ciascuno degli alunni della settimana, per quelli che già contatto via skype, nessun problema. Tutti gli altri, devo pregarli via telefono convenzionale o via e-mail, di fornirmi il loro indirizzo skype e continuare le lezioni come se niente fosse.

Ecco, vedete? C’è un altro elemento che finora non chiedevo, da annotare nel famoso quadernetto: il profilo skype!

Ancora, menomale che ho un figlio disponibile che il giorno dopo mi ha aiutato, con sue personali e segrete tecniche di rianimazione, a far risuscitare momentaneamente il morto, ed anche a provvedere via internet all’acquisto di un apparecchio nuovo, che però non sappiamo quando arriverà.

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