IL CORONA DETTO VIRUS

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Ed eccomi qua, a concludere la mia prima settimana di isolamento.

Isolamento? Ma da che? Da chi? Se sono stata sommersa e lo sono ad ogni istante da una valanga di messaggi, di post, di relazioni, di avvisi, di minacce…

Chi è costui, da dove arriva, dove va, per quanto tempo rimarrà, se se ne andrà, quando, come ci minaccia, come ci distruggerà, come ce ne salveremo, fra quanto tempo, chi ci riuscirà, chi non si salverà.

Basta.

Ho bisogno di spazio, di silenzio. Ne ho bisogno per lasciar affiorare questa sensazione strana che mi sento crescere dentro, come un ricordo, e non è un ricordo piacevole, ma neppure è un incubo. È lontano, molto lontano.

Avevo meno di dieci anni quando è finita la guerra in Italia.

Diciamo che i miei primi dieci anni di vita li ho vissuti in guerra. Ma come, se ero una bambina, io non ero in guerra con nessuno. Ascoltavo la parola guerra guerra e non mi chiedevo cosa fosse, eppure era lì, intorno a me, io la respiravo, la assorbivo mio malgrado. Era tutto quello che avevo, non avevo altro.

Era paura, si, ma una paura che costruiva, che ti insegnava a difenderti prima ancora che imparassi a camminare, a parlare. Ti insegnava a fare solo i gesti giusti, ad economizzare qualunque cosa che non fosse per il bene tuo e di chi ti era accanto. E soprattutto ti insegnava ad abbassare la testa ed affrontare tutto e qualunque cosa perché l’imperativo era andare avanti, l’imperativo era farcela, vincere, sopravvivere. E soprattutto non ne davi la colpa a nessuno né pretendevi niente da nessuno.

Io non lo sapevo allora che tutto sarebbe passato, che dopo quei dieci anni ne avrei avuti altri 70 con tutt’altra atmosfera, che il tempo davanti a me mi avrebbe dato tante cose meravigliose, che la vita sarebbe stata luce, sole, calore, benessere, felicità.

Ecco, io adesso voglio proprio ricordarle quelle sensazioni, voglio ritrovare quella determinazione, quella volontà di vivere nonostante, perché so per esperienza vissuta che dopo tutto questo inferno ritornerà il sole, e tutti noi saremo più consapevoli, avremo imparato a riconoscere il vero valore di quel che abbiamo, e forse avremo anche imparato a non sprecarlo, a farne buon uso. Forse impareremo il concetto di economia. Che non riguarda solo il danaro, ma molto di più.

E allora basta piangersi addosso.

Dobbiamo isolarci? E di che ci lamentiamo se disponiamo di tanti mezzi che ci permettono di continuare a vivere, a lavorare, ad essere produttivi, a mantenere relazioni.

A lanciare nel vento canzoni dai balconi, ad applaudire chi se lo merita. A sentirci vivi.

Forza! Che ciascuno faccia quello che gli compete. E che ciascuno impari che la vita si vive con quello di cui si dispone. E che è sempre meravigliosa.

Se è un nuovo medio evo quello che ci troviamo davanti, qual è la paura? Ricordiamo che siamo usciti dalle caverne, prima ancora che dal medio evo, e che dopo il medio evo abbiamo inventato il rinascimento, e poi il risorgimento e poi, e poi, e poi…

Forza! Basta piangere! Diamoci da fare!

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