A PROPOSITO DI STRADE

È una frase che ho sentito questa settimana, ma non ricordo dove né da chi:

Se hai una strada, seguila

Mi sta ribollendo nella testa e non riesco a liberarmene. Che significa se hai una strada, seguila? Dall’istante in cui si nasce, volenti o nolenti, si comincia a seguire la strada che è nata con noi. Uno la segue e nemmeno lo sa. Punto.

Ma ci sono casi in cui la strada si può o si deve scegliere, quando si è davanti a un bivio, alla diramazione in varie altre strade, e bisogna decidere quale seguire. Allora parliamo di quelle che si scelgono, e qui bisogna metterla al plurale, perché di strade ce ne sono tante, infinite, e uno dei compiti più difficili ed entusiasmanti nella vida di un giovane, o meno giovane, è quello di scegliersene una… ma qui entriamo nel campo della filosofia, della psicologia, sociologia, della religione… nessuna intenzione di calpestare questi terreni minati… pericolosissimi!

Preferisco parlare delle strade che si percorrono per il piacere di percorrerle, come quando si decide di fare un viaggio: si sceglie una strada, una direzione, un destino…

Quando ero giovanissima, padrona di tutte le mie capacità deambulatorie ancora integre, sognavo di fare il giro del mondo da sola, con uno zainetto sulle spalle e a piedi… già allora ero bravissima a slittare dalla realtà nell’utopia: ho scoperto prestissimo che ha una funzione consolatoria…

Una volta, non ricordo dove, ho visto che intervistavano una giovane asiatica, non so più se giapponece, cinese, coreana, insomma una con gli occhi a mandorla, imbarcata da sola su un cargo con la sua bicicletta con la quale faceva il giro del mondo. Mamma mia come l’ho ammirata, e invidiata!

Quando ho cominciato ad avere la deambulazione precaria il sogno si è ridimensionato ed ho sognato di fare il giro del mondo in macchina e sempre da sola. Mi sono limitata, già quasi settantenne, a girare mezza europa con questa modalità e ne sono stata felice.

Voi vi chiederete perché ripeto sempre quel ‘da sola’: è per non aver nessun conflitto nella scelta di quel che mi piace o che mi conviene, né di dovermi preoccupare che la persona che è con me sia soddisfatta.

Adesso, che sono limitata in tutti i sensi, continuo a sognare di percorrere strade. Diciamo che anche i miei sogni si sono ridimensionati, non sono più tanto utopici, non è più tanto importante che le strade siano sconosciute. Inoltre sono consapevole che alla mia etá è proibito viaggiare da soli…

Sapete cosa stavo programmando di fare nel febbraio scorso? avevo perfino già cominciato a consulatare “pousadas”… Pensavo di prendermi dieci giorni di vacanza, invitare tre amiche (quante ne entrano comodamente nella mia macchina – avrei tirato a sorte fra le volontarie) e passare il mio compleanno a Tiradentes e poi proseguire per Inhotim e per Ouro Preto. Ne avevo anche parlato con Nancy, che subito ha aderito al progetto dicendo, ‘certo, veniamo anche noi famiglia, festeggiamo il tuo compleanno, poi tu prosegui con le tue amiche e noi torniamo a Rio’.

Beh, sapete com’è andata a finire… la persona propone e la pandemia dispone…

Ma sono proprio uscita fuori strada… credo che quella frase non volesse parlare di strade vacanziere… mi sa che la mia immaginazione esce spesso fuori dal seminato… è un difetto di fabbrica, non è questione di età! Ma sapete una cosa? Il bello dell’immaginazione è che non rispetta limiti di velocità né di etá ed io continuo a sognare di percorrere strade nuove o anche quelle già percorse… dove sta scritto che non ci andrò a Tiradentes, Inhotim e Ouro Preto con le mie amiche?

E magari mi allungherò fino a Itabira per rivedere il mio vecchio amico Carlos, come ho già fatto una volta… deve pur finire la pandemia, e dopo non vedo cosa me lo posa impedire!

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